Oltre a “Spingendo la notte più in là“, ha pubblicato con uguale successo “La fortuna non esiste” e “Cosa tiene accese le stelle” e nel 2019 “La mattina dopo”. Perché proprio Calabresi? È la mattina del 17 maggio 1972, e la pistola puntata alle spalle del commissario Luigi Calabresi cambierà per sempre la storia italiana. Un libro che ci aiuta a comprendere cosa hanno provato e cosa provano i familiari delle vittime del terrorismo. A loro è concessa una seconda opportunità di vita alle vittime, no nessun risarcimento perché la morte è un processo irreversibile. Di fatto, sostiene Mario – nel frattempo divenuto giornalista affermato – per coloro che di fatto aprirono la stagione terribile degli anni di piombo, così come per i responsabili di altre vittime – dal vicebrigadiere Antonio Custra al giornalista Walter Tobagi, al giuslavorista Mario Biagi e tanti altri – è esistita una “fine pena” registrata con un timbro ufficiale. Alto Contrasto. Storia della mia famiglia e di altre vittime del terrorismo, Libro di Mario Calabresi. Un docu-film tratto da Spingendo la notte più in là è non solo auspicabile, ma necessario per far comprendere al grande pubblico quale sia il contraltare del - per certi versi romantico - terrorismo ideologico, del quale stiamo vivendo in questi anni una tragica recrudescenza. Bisognava scommettere tutto sull'amore per la vita. recensione "spingendo la notte più in là" il 12 dicembre 1969 a Piazza Fontana a Milano, esplose una bomba nella sede della Banca Nazionale dell’Agricoltura e il Commissario Calabresi si trovò ad essere fra i poliziotti addetti alle indagini. Oltre a “Spingendo la notte più in là“, ha pubblicato con uguale successo “La fortuna non esiste” e “Cosa tiene accese le stelle” e nel 2019 “La mattina dopo”. Ma tocca proprio scomodare un russo, questa volta. Calabresi divenne il bersaglio di un linciaggio accanito dei mass media, della propaganda rossa, un capo espiatorio sul quale indirizzare sentimenti di odio contribuendo ad arroventare un clima già incandescente. Il più giovane dei fratelli Calabresi, quello che in braccio a suo padre non è mai stato, è il più duro in famiglia e davanti alla foto di Sofri in barca al laghetto di villa Borghese con figlio e nipotina ha detto con rabbia: “La differenza è qui, ricordatevelo, nostro padre il nonno non lo ha potuto fare”. *I testi di Alessandro, insieme ai report degli altri volontari presenti in Palestina e Israele, Colombia e Albania naturalmente pubblicati anche sul sito di Operazione Colomba Ma soprattutto esprimono lo sforzo compiuto una madre per permettere ai suoi figli, privati del padre in circostanze così drammatiche, di non farsi derubare oltre coltivando sentimenti di rabbia, odio e vendetta. Ma c’è questa citazione in cui mi è capitato di imbattermi diverse volte, presa da Arcipelago Gulag, credo, di Solženicyn (sì, l’ho dovuto googlare, che palle). Rimasi ad ascoltarlo a lungo e sentii che era giusto guardare avanti, camminare, impegnarsi per voltare pagina nel rispetto della memoria. Quella mattina salii con la prima funivia [...] Schietto, umano e mai banale, l'autore racconta in prima persona la storia della sua famiglia e altre storie di famiglie vittime del terrorismo italiano anni '70-80. Negli errori e nella capacità che abbiamo, sempre, di alzare lo sguardo e sorridere. Sconto 5% e Spedizione gratuita per ordini superiori a 25 euro. Ed è anche un grido, sofferente senza dubbio, che ci dice “Vi ricordate di noi? una bellissima testimonianza che da un filo di voce a chi, la "guerra", che alcuni intavolarono in Italia fra anni '60 e '70, l'hanno solo subita inermi e, ne porteranno addosso le cicatrici, per il resto dei loro giorni. È la mattina del 17 maggio 1972, e la pistola puntata alle spalle del commissario Luigi Calabresi cambierà per sempre la storia italiana. E per giunta uno di quelli che non ho mai letto. Recensione di Luigi Gaudio. La mattina del 17 maggio 1972 a Milano, in via Cherubini, viene ammazzato un uomo la cui morte rimane una ferita aperta nella coscienza del nostro paese. of which, È la mattina del 17 maggio 1972, e la pistola puntata alle spalle del commissario Luigi Calabresi cambierà per sempre la storia italiana. Spingendo la notte più in là è un titolo bellissimo ma è anche un verso di una poesia composta da Tonino Milite poeta e compagno della vedova Calabresi che farà da padre ai tre figli orfani. Ora, per onestà di giudizio e per equilibrare dovrei, dovrò leggere la versione di Adriano Sofri considerato il mandante dell’omicidio il suo libro La notte che Pinelli lui ha potuto dare la sua versione, a Calabresi qualcuno silenziò per sempre la voce. Acquista il libro Spingendo la notte più in là. Niente di lui, niente di noi. Eh, già. I miei complimenti, non so se al posto suo avrei avuto la stessa forza di animo. C’è una piccola aiuola che funge anche da spartitraffico tra un vasto parcheggio in superficie e una strada Via Cherubini, in una zona di Milano molto animata in prossimità di una via vivacissima e piuttosto chic Corso Vercelli, su quel triangolo verde sorge una targa a memoria di un 17 maggio del 1972 quando una mattina un commissario della Prefettura Luigi Calabresi, sposato e con due figli piccoli e un terzo in arrivo, uscito di casa per andare in questura venne ucciso con due colpi sparati alle spalle. Storia della mia famiglia e di altre vittime del terrorismo", il libro di Mario Calabresi Mario Calabresi, Corrispondente da New York del quotidiano La Repubblica, è il figlio del commissario Luigi Calabresi, ucciso il 17 maggio 1972 a Milano. Storia della mia famiglia e di altre vittime del terrorismo” di Mario Calabresi videorecensione di Luigi Gaudio. Non per intero, per lo meno. È stato cronista parlamentare per l'Ansa, giornalista de La Stampa e de La Repubblica . Storia della mia famiglia e di altre vittime del terrorismo - M. Calabresi - Mondadori - Oscar BIS 1+1 | LaFeltrinelli. Le circostanze della sua morte, non chiarite tempestivamente e opportunamente, hanno permesso l’inizio di una campagna accusatoria che ha individuato in Calabresi il responsabile, una martellante campagna di denuncia sociale e politica anche da parte di numerosi intellettuali di sinistra. O da cui invece si può ripartire raccogliendo le poche cose che restano, ricostruendo la propria memoria e la propria identità, ritrovando la voglia di vivere, 'spingendo la notte più in … Fermo con gli occhi fissi sul ghiaccio prima trovai il nonno, poi papà Gigi. Qualche giorno prima di morire Luigi Calabresi, che ha preso l’abitudine di appuntare le cose strane che nota intorno a lui, pedinamenti compresi, chiede a sua suocera di prendersi cura di Gemma e dei suoi bambini. Di lì a poco il nostro paese scivolerà in uno dei suoi periodi più bui, i cosiddetti "anni di piombo", "la notte della Repubblica". È la mattina del 17 maggio 1972, e la pistola puntata alle spalle del commissario Luigi Calabresi cambierà per sempre la storia italiana. Un elogio anche a Mario Calabresi che, oltre alla sua famiglia, ha voluto dare un pò di voce anche a tante altre vittime di quegli anni. Anche un lungo elenco di intellettuali (l’intellighenzia) (tra i quali lo scrittore Erri De Luca dice Mario Calabresi) firmò sull’Espresso un documento contro il commissario torturatore. recensione "spingendo la notte più in là" il 12 dicembre 1969 a Piazza Fontana a Milano, esplose una bomba nella sede della Banca Nazionale dell’Agricoltura e il Commissario Calabresi si trovò ad essere fra i poliziotti addetti alle indagini. Affascinante, utile a comprendere il punto di vista dei familiari delle vittime di terrorismo e ciò di cui sono stati defraudati. VIDEO LA7: In occasione dell'uscita di "Spingendo la notte più in là . Fatto sta che il Commissario Calabresi quando Pinelli cadde non era presente nella stanza maledetta, 5 persone lo scagionano, lui stesso venne prosciolto per non aver commesso il fatto, ma nel frattempo era stato ucciso. Non c’è soltanto la voce di chi ci ha tolto tanto senza che nessuno sembra più farci caso o averne memoria”. Da sempre gli svariati programmi televisivi e le svariate testate giornalistiche fanno a gomitate fra loro per raccogliere le parole degli ex criminali, ma quasi mai nessuno si è preoccupato di porgere un microfono o un taccuino a chi, dopo aver seppellito un padre, un figlio o un fratello, ha dovuto ricaricarsi la vita sulle spalle e andare avanti. Penso che voltare pagina si possa e si debba fare, ma la prima cosa da ricordare è che ogni pagina ha due facciate e non ci si può preoccupare di leggerne una sola, quella dei terroristi o degli stragisti, bisogna preoccuparsi innanzitutto dell'altra: farsi carico delle vittime, E questo Mario Calabresi lo dice in maniera chiara esplicita, con fermezza ma senza alcun spirito di vendetta, come un dato di fatto, odioso, ma ineluttabile, Perché dice Mario ci sono le istanze dei diritti degli ex terroristi a rifarsi una vita, ad essere reinseriti perché hanno pagato (chi lo ha fatto) e ora hanno diritto a riprendere in mano la loro vita e a vivere come gli altri ma chiede anche un po’ di silenzio, stare in disparte perché dice È un libro doloroso questo di Calabresi, che trascina chi legge in una sofferenza privata che nasce da una Storia che appartiene a tutti. Spingendo la notte più in là. Venne accusato dall’opinione pubblica di sinistra di responsabilità nella morte di Giuseppe Pinelli che era stato tenuto illegalmente per giorni in questura e che precipitò dalla finestra di un ufficio del quarto piano. Poca roba, davvero. Tocca scomodare i russi, questa volta. una vela, Non arriva inaspettato quel giorno, il 17 maggio del 1972, per la famiglia del commissario Luigi Calabresi, arrivato a Milano alla fine del 1966, assegnato all’ufficio politico dove si occupa di eversione a partire dal 1968, motivo per cui ha partecipato anche all’indagine sulla strage di piazza Fontana, avvenuta il 12 dicembre 1969. He does not want you to follow him so you've been blocked. Sommaire L'autore è nato a Milano nel 1970, ha compiuto studi in storia e giornalismo. Facendo questo, però, si è dovuto scoprire, il suo volto è diventato abituale e conosciuto per i militanti che hanno imparato a odiarlo. Ultima nota sul titoloSpingendo la notte più in là è un titolo bellissimo ma è anche un verso di una poesia composta da Tonino Milite poeta e compagno della vedova Calabresi che farà da padre ai tre figli orfani. O saranno le descrizioni minuziose o le distanze, così grandi da immaginare e così vuote, di quella terra. Non Fiction), 562 total contributions Letto pochissima letteratura russa, finora, io. Per cui ho dovuto aspettare il libro giusto. Storia della mia famiglia e di altre vittime del terrorismo è un Libro di Mario Calabresi pubblicato da Mondadori. Spingendo la notte più in là parla alla coscienza di tutti noi, mi fa vergognare di aver ascoltato e persino canticchiato la cialtronesca canzone di Claudio Lolli che racconta la morte di Pinelli secondo le veline di Sofri e di Lotta Continua. Storia della mia famiglia e di altre vittime del terrorismo è un libro di Mario Calabresi pubblicato da Mondadori nella collana Strade blu. Passa "Spingendo la notte più in là. L’inchiesta sulla morte di Pinelli, condotta dal giudice istruttore Gerardo D’Ambrosio, terminò il 27 ottobre 1975 con una sentenza assolutoria per Calabresi; il 28 luglio 1988 Adriano Sofri, Giorgio Pietrostefani e Ovidio Bompressi, militanti di Lotta Continua, furono arrestati per l’omicidio Calabresi in seguito alle accuse del pentito Leonardo Marino, alcuni hanno scontato la pena, altri sono latitanti. Passeranno anni prima che ne parli con sua madre, serviranno poi i processi per affrontare brutalmente i fatti di quel giorno. Lorem ipsum dolor sit amet, consectetur Suspendisse varius consequat feugiat. – una madre privata della voglia di vivere, costretta a pagarsi anche lo psicologo che l’aiuta a guadare faticosamente le sabbie mobili dell’anoressia e della bulimia, una tristezza infinita si fa strada inesorabile nel lettore. Compra il libro Spingendo la notte più in là. Non so, credo sia per via di quei nomi difficili che hanno gli autori, che non sai mai come pronunciarli e se poi per caso li devi scrivere ti tocca googlarli per non fare figuracce. L’istruttoria terminò […] Quotes di Spingendo la notte più in là. Poca roba, davvero. Questa è solo una delle storie che Calabresi raccoglie e nemmeno la più triste; se si pensa al racconto della figlia del campano vicebrigadiere Custra, che non ha mai conosciuto suo padre ed è cresciuta accudendo – lei! spingendo “ Spingendo la notte più in là ” di Mario Calabresi è un libro che va a toccare un nervo scoperto della storia italiana ed è un libro semplice carico di rabbia ma anche di amore, coraggio e speranza. Chi lo ricorda, in questa testimonianza misurata e toccante, è oggi un uomo, un giornalista che 46 anni fa era un bambino di non poco più di due anni, destinato, per mano violenta altrui, a diventare orfano di padre. Storia della mia famiglia e di altre vittime del terrorismo è un libro di Calabresi Mario , pubblicato da Mondadori nella collana Piccola biblioteca oscar e nella sezione ad un prezzo di copertina di € 10,00 - 9788804580447 Per molto tempo ho oscillato tra la lezione di mia madre e una sorda voglia di prendere tutto a calci. 18 Citazioni e frasi dal libro Spingendo la notte più in là di Mario Calabresi - Anobii 'Spararono a mio padre alle 9.15, mentre apriva la portiera della Cinquecento blu di mia madre.' Storia della mia famiglia e di altre vittime del terrorismo" di Mario Calabresi. Rimasi ad ascoltarlo a. Spingendo la notte più in là è uno di quei libri che ogni tanto fa bene leggere. Se fosse così semplice! Di lì a poco il nostro paese scivolerà in uno dei suoi periodi più bui, i cosiddetti "anni di piombo", "la notte. E la citazione è la seguente, aperte virgolette: Chiuda pure il libro a questo punto il lettore che si aspetta di trovarvi una rivelazione politica. I processi sentenzieranno una caduta per malore. Le nostre storie potevano essere simili, storie di bambini cresciuti nella Milano di piombo stretta nella morsa dei moti proletari che - tra cortei ed attentati - hanno generato incubi, paure ed angosce come il lupo cattivo di Cappuccetto Rosso aveva fatto coi nostri nonni. Quei due colpi di pistola però non cambiarono solo il corso degli eventi pubblici, ma sconvolsero radicalmente la vita di molti innocenti. Mi sono sentita italiana, nel bene e nel male. Pubblicato da Mondadori, collana Oscar … Storia della mia famiglia e di altre vittime del terrorismo di Calabresi, Mario Non ho mai capito chi gli abbia cambiato il nome e chi abbia aggiunto quell'accento, ma da trent'anni lo vedo storpiato ovunque. Fu la vittima numero 14 degli anni di Piombo. Un elogio lo voglio fare all, c'è solo un nome, quasi sempre sbagliato. Questo libro però, certamente autobiografico, è dedicato a tutte le vittime del terrorismo e apre spesso finestre sulla vita, le esperienze, il dolore di altre mogli, altri figli che son visti privati dei loro cari, quasi tutti colpevoli di servire lo Stato e considerati quindi “servi del potere”. Quella mattina salii con la prima funivia [...] La professionalità e la pacatezza dell'autore poi - nonostante tratti proprio della barbara uccisione del padre - non fanno trapelare dalle pagine nessun senso di acredine. È pur vero che il libro è del 2007 e il panorama editoriale potrebbe essere cambiato, ma è vero che su quegli anni ancora non è stato detto tutto e certamente anche oggi Calabresi avrebbe ragione quando afferma che “troppe verità mancano, troppe responsabilità non sono state accertate, molti attendono ancora giustizia e il dibattito resta inquinato dalle convenienze e dalle autodifese, anche quelle generazionali” e che per voltare davvero pagina “Lo Stato avrebbe dovuto scambiare la libertà anticipata con un netto impegno alla chiarezza e alla definizione delle responsabilità” e che tutti, ancora oggi, dovrebbero evitare toni in qualche modo romantici nel parlare di terrorismo. Letto pochissima letteratura russa, finora, io. Era il 15 dicembre 1969. Affascinante, utile a comprendere il punto di vista dei familiari delle vittime di terrorismo e ciò di cui sono stati defraudati. non va mica bene. L’ho letto d’un fiato e ho provato dolore. La storia della sua famiglia si intreccia così con quella di tanti altri (la figlia di Antonio Custra, di Luigi Marangoni o il figlio di Emilio Alessandrini) costretti all'improvviso ad affrontare, soli, una catastrofe privata, che deve appartenere a tutti noi. Il medesimo uomo diventa, in età differenti, in differenti situazioni, completamente un’altra persona. Lo stesso Giuseppe Pinelli in un Natale di qualche anno prima aveva regalato a Calabresi un libro di poesie L’Antologia di Spoon River, tra loro c’era conoscenza non amicizia ma rispetto, forse un segno del destino e la ballata di un Commissario avrebbe potuto trovare un posto nell’antologia di Lee Masters. Un elogio lo voglio fare alla madre, che ha cresciuto i figli cercando di tenerli il più possibili lontani da ogni sentimento di odio, anche nei confronti di chi, le ha ucciso il marito lasciandola sola con tre bimbi. Di lì a poco il nostro paese scivolerà in uno dei suoi periodi più bui, i cosiddetti "anni di piombo", "la notte della Repubblica". Francesca Marangoni, ad esempio, è un medico e suo padre, direttore sanitario del Policlinico di Milano, il 17 febbraio 1981 fu ucciso sotto casa dalle Brigate Rosse, accusato di essere servo dello Stato e della Dc, colpevole di aver testimoniato contro infermieri che con motivazioni politiche avevano creato dei danneggiamenti all’ospedale. Era sposato con Gemma Capra, che allora aveva 25 anni ed era in attesa del terzo figlio. A me basterebbe che quelle poche volte che mio padre è citato, quasi sempre in relazione alla famosa foto, non lo si facesse sbagliando nome e cognome : si chiamava Antonio e non. Storia della mia famiglia e di altre vittime del terrorismo di Mario Calabresi in offerta; lo trovi online a prezzi scontati su La Feltrinelli. Tutto intero non ne ho mai avuto il coraggio. Hanno ripreso così le loro vite, si godono le loro famiglie, alcuni siedono anche a Montecitorio. Ma la linea che separa il bene dal male attraversa il cuore di ognuno. Di lì a poco il nostro paese scivolerà in uno dei suoi periodi più bui, i cosiddetti "anni di piombo", "la notte della Repubblica". c'è solo un nome, quasi sempre sbagliato. Storia della mia famiglia e di altre vittime del terrorismo di Mario Calabresi in offerta; lo trovi online a prezzi scontati su La Feltrinelli. A spizzichi e bocconi, sì, a brani. Luigi Calabresi è stato un poliziotto italiano, un funzionario di Polizia. Ed è così che Mario ha provato a fare nella sua vita, allontanando la rabbia e l’odio, “spingendo la notte più in là”…. Possibilmente non da una solta prospettiva. Mario per anni serberà due ricordi, una sensazione felice per qualcosa che ha vissuto con suo padre la domenica precedente e poi, più nitido, quello che accadde quando un amico di famiglia varca la porta di casa e dice qualcosa a sua madre che urla. Fermo con gli occhi fissi sul ghiaccio prima trovai il nonno, poi papà Gigi. Lei non ha mai trovato le parole per spiegare la storia del loro nonno ai suoi figli ed è amareggiata per come si è sentita trattata dopo l’omicidio, “I brigatisti si portano dietro un’aura di persone impegnate, di combattenti, invece erano dei poveretti che facevano la lotta armata per riscattare delle vite senza prospettive, gente povera di idee e di spirito. Il più giovane dei fratelli Calabresi, quello che in braccio a suo padre non è mai stato, è il più duro in famiglia e davanti alla foto di Sofri in barca al laghetto di villa Borghese con figlio e nipotina ha detto con rabbia: “La differenza è qui, ricordatevelo, nostro padre il nonno non lo ha potuto fare”. “Spingendo la notte più in là. E di tutti quelli che hanno continuato a vivere dopo aver perso la persona amata durante la violenta stagione del terrorismo. Niente di lui, niente di noi. Per molto tempo ho oscillato tra la lezione di mia madre e una sorda voglia di prendere tutto a calci. Voi che avete fatto cento anni di lotte sindacali per migliorare di un quarto d’ora la vita di un uomo come potete pensare che poi lo si uccida?”. Libro Spingendo la notte più in là. Mario Calabresi, Arnoldo Mondadori (Strade blu. Vai al contenuto. Storia della mia famiglia e di altre vittime del terrorismo - M. Calabresi - Mondadori - Oscar BIS 1+1 | LaFeltrinelli. La prima vittima del terrorismo puntata di La storia siamo noi” di Giovanni MInoli RAI sull’uccisione di Luigi Calabresi. Esistiamo anche noi, ascoltateci! ), “Pagata la pena si è liberi, ma non sono finite le responsabilità: questa idea non corrisponde alla realtà.”, “Non si può ammazzare in nome della classe operaia, in nome di un’ideologia. Un po’ di Dostoevskji, un assaggio di Pasternak, qualcosina-ina-ina di Gogol e Cechov, forse qualcos’altro che ora non ricordo. Spingendo la notte più in là. PASSA In occasione dell'uscita di "Spingendo la notte più in là. È la storia che ci racconta in questo libro, già grande bestseller, il figlio del commissario Calabresi: la storia di una famiglia italiana ferita dal terrorismo. Chi distruggerebbe un pezzo del proprio cuore? Spingendo la notte un po' più in là Di Manlio 24/01/2008 in Attualità Ieri sera è andata in onda una puntata speciale della trasmissione Ballarò, condotta da Giovanni Floris, di approfondimento sugli anni di piombo centrata sul bel libro di Mario Calabresi "Spingendo la notte più in la". "Il 17 maggio 1972, mentre usciva di casa, il commissario Luigi Calabresi venne ucciso con due colpi di pistola, uno alle spalle e uno alla nuca. E per chi rimase fu qualcosa di molto simile a un naufragio, a un evento senza ritorno, una voragine in cui si può sprofondare per sempre. SOCIAL. La lettura del libro Mario Calabresi, Spingendo la notte più in là. Spingendo la notte più in là. ;-), una bellissima testimonianza che da un filo di voce a chi, la "guerra", che alcuni intavolarono in Italia fra anni '60 e '70, l'hanno solo subita inermi e, ne porteranno addosso le cicatrici, per il resto dei loro giorni. SOCIAL. Non lo so. Di lì a poco il nostro paese scivolerà in uno dei suoi periodi più bui, i cosiddetti "anni di piombo", "la notte della Repubblica". If there are more than one, separate with commas ",", Author: Nella stupida leggerezza con cui diciamo cose che non pensiamo e che quando si tramutano in azioni fanno disastri, a volte irrimediabili e devastanti. A cura di Anifares “Spingendo la notte più in là” di Mario Calabresi è un libro che va a toccare un nervo scoperto della storia italiana ed è un libro semplice carico di rabbia ma anche di amore, coraggio e speranza. Se davvero vogliamo conoscere la storia di quegli anni, nei quali probabilmente siamo nati ma di cui forse sappiamo pochissimo, non ci resta che ascoltare la voce di chi li ha vissuti da vicino. Spingendo la notte più in là di Calabresi Mario (2007) Mario Calabresi è nato come me nella primavera del 1970. SPINGENDO LA NOTTE PIU' IN LA'- Mario Calabresi È la mattina del 17 maggio 1972, e la pistola puntata alle spalle del commissario Luigi Calabresi cambierà per sempre la storia italiana. La lettura del libro Mario Calabresi, Spingendo la notte più in là. Spingendo la notte più in là. la notte Passa una vela, spingendo la notte più in là E' un bel libro questo di Mario Calabresi. Storia della mia famiglia e di altre vittime del terrorismo è un libro di Calabresi Mario , pubblicato da Mondadori nella collana Piccola biblioteca oscar e nella sezione ad un prezzo di copertina di € 10,00 - 9788804580447 Dovevo portarlo con me nel mondo, non umiliarlo nelle polemiche e nella rabbia, così non lo avrei tradito. Un po’ di Dostoevskji, un assaggio di Pasternak, qualcosina-ina-ina di Gogol e Cechov, forse qualcos’altro che ora non ricordo. Omicidio, suicidio, istigazione al suicidio, incidente? Gli anni di piombo. Perché proprio lui, il Commissario che aveva provato a cercare un dialogo con i manifestanti nei cortei, con i brigatisti nelle stanze della questura. Spingendo la notte più in là 27 Gennaio 2019 9 Maggio 2020 Luigi Gaudio contributi , contributi-italiano , Italiano , Lettere , Secondaria Storia della mia famiglia e di altre vittime del terrorismo Storia della mia famiglia e di altre vittime del terrorismo" di Mario Calabresi. È doloroso che si sottolinei come la necessità di voltare pagina debba essere accompagnata da un ascolto pari dedicato alle due parti, lì dove invece gli scaffali dedicati a quegli anni, dice l’autore, siano pieni ma spesso a senso unico, lì dove i racconti appartengano prevalentemente a coloro che hanno ucciso, delle vittime quasi non ce ne sono, lì dove ci sono ancora quelli “che ci giocano, che continuano a frequentare pericolosi confini linguistici e a coltivare l’odio e il rancore”. Chi cerca la chiarezza, la verità dei fatti, la parola definitiva su tanti dolorosi “misteri” della nostra storia recente non le troverà in questo libro, forse per scelta, forse perché quello che pare vedersi in trasparenza è soprattutto la necessità di Calabresi di scrivere per affrontare fantasmi privati della propria storia privata, condividendo questo dolore. c'è solo un nome, quasi sempre sbagliato. Nel corso della vita di un cuore quella linea si sposta, ora sospinta dal gioioso male, ora liberando il posto per il bene che fiorisce. I versi che danno il titolo a questa specie di mémoire del giornalista Mario Calabresi, figlio del commissario Luigi – “papà Gigi” – vittima di un attentato, il primo eseguito con la stessa tecnica utilizzata negli anni successivi dalle Brigate Rosse e da altri gruppi di sinistra, sono tratti dalla raccolta L’intermittenza del giallo di Tonino Milite, l’illustratore e poeta che sposò la vedova del commissario e ne ha cresciuto i tre figli. In casi come questi, ricorrenti, è sempre la loro madre a calmarlo, la donna che ha cercato da quel giorno di non coltivare mai l’odio nei suoi figli ma l’amore per la vita e il rispetto per le istituzioni, anche quando hanno mancato di attenzione, rispetto, sostegno e sensibilità. Storia della mia famiglia e di altre vittime del terrorismo” di Mario Calabresi recensione di Luigi Gaudio in mp3, disponibile anche in formato wma. Acquistalo su libreriauniversitaria.it! A me basterebbe che quelle poche volte che mio padre è citato, quasi sempre in relazione alla famosa foto, non lo si facesse sbagliando nome e cognome : si chiamava Antonio e non Antonino, ci chiamiamo Custra e non Custrà. Da tempo i segnali di tensione e pericolo crescente hanno fatto sì che la paura e persino l’angoscia siano diventati compagni di vita della famiglia composta da due figli piccoli – il maggiore, Mario ha soltanto due anni -, dal capofamiglia Luigi che allora ha trentacinque anni e da sua moglie Gemma Capra, incinta. Il fatto è noto: un ferroviere anarchico Giuseppe Pinelli viene fermato dal Commissario Calabresi per la strage di Piazza Fontana; è interrogato nei locali della Questura di Milano in Via Fatebenefratelli, trattenuto anche illegalmente, è stremato, affamato, stanco provato dopo tre giorni di interrogatorio non facile, compie un volo di tre piani e si schianta sul pavimento cadendo da una finestra. Ci fermiamo stupefatti davanti alla fossa nella quale eravamo lì lì per spingere i nostri avversari: è puro caso se i boia non siamo noi, ma loro. È la mattina del 17 maggio 1972 quando spararono al commissario Luigi Calabresi cambiando la vita di una famiglia e facendo sprofondare l’Italia negli “anni di piombo”. We would like to show you a description here but the site won’t allow us. Egli si permette di continuare a vivere tranquillamente, di continuare a fare il suo mestiere di poliziotto, di continuare a perseguitare i compagni. *I testi di Alessandro, insieme ai report degli altri volontari presenti in Palestina e Israele, Colombia e Albania naturalmente pubblicati anche sul sito di Operazione Colomba E questo non è che un altro valore aggiunto a quest'opera. (troppo lunga per diventare una didascalia da instagram, e troppo impegnativa, anche per una instagrammata facile con filtro inkwell, saturazione e contrasto al massimo ed effetto tilt-shift radiale – oh, ma quante ne so?). Nella notte tra il 15 e il 16 dicembre di quell’anno, alle 23:57, Giuseppe Pinelli, un ferroviere anarchico ex partigiano, è morto precipitando dalla finestra dell’ufficio del commissario al quarto piano dell’edificio della Questura di Milano, dove è stato interrogato e torturato, trattenuto oltre le 48 ore di fermo. Ma il suo nome non cambia e noi gli ascriviamo tutto. Libro Spingendo la notte più in là. la linea che separa il bene dal male (cit. Per loro invece, “le vittime”, questa fine pena non è mai arrivata, quello che è stato loro tolto è stato tolto per sempre. Spingendo la notte più in là - Mario Calabresi Nella risposta di Corrado Augias hanno forse finalmente trovato la comprensione che cercavano: "Le cose stanno proprio come questa lettera dice: passati alcuni anni in carcere, i brigatisti coinvolti allora in fatti di sangue tornano in libertà. Spingendo la notte più in là. Filippo Nembrini. Con le musiche di Arturo Annecchino, viene reso onore al tono delicato ma appassionato, intimista ma giornalistico del libro. Un uomo prosciolto dall’infamia che però non può godere della sua riconosciuta innocenza.